Crotone

VARESE, OPERAZIONE BAD BOYS UNA LOCALE DALLA COSTOLA DEL CLAN FARAO

VARESE, 20 LUG. - I magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Milano hanno depositato un avviso di conclusione delle indagini sulla cellula della ’ndrangheta cirotana che era sorta negli ultimi anni in Lombardia. In particolare nella provincia di Varese, dov’era stato costituito un vero e proprio ‘locale’ di ’ndrangheta’ collegato direttamente al potente clan Farao Marincola di Cirò, i cui affiliati in quell’area della Lombardia avevano messo radici da oltre un decennio.

Un’indagine scaturita, il 23 aprile scorso, nell’operazione denominata ‘Bad boys’ che ha portato all’arresto di 39 persone, molte delle quali originarie di Cirò.

Tre sono state arrestate a Cirò Marina dai carabinieri della locale compagnia (Giuseppe Sozzo, Giuseppe Silvestre e Antonella Leto Russo), le altre rintracciate in gran parte nella provincia di Varese dai militari del comando provinciale.

Il cirotano Luigi Mancuso e il genovese Fabio Zocchi, invece, sono stati bloccati mentre entravano nel casinò di Saint Vincent.

A undici indagati viene contestata l’accusa di associazione di stampo mafioso, tentato omicidio ed estorsione, alle altre 28 persone reati che vanno dall’associazione per delinquere alle estorsioni, all’usura, incendio, riciclaggio, rapina, sfruttamento della prostituzione.

Gli inquirenti hanno praticamente monitorato l’evoluzione dell’organizzazione denominata ‘locale di Legnano-Lonate Pozzolo’ fin dalla sua nascita in provincia di Varese nell’anno 2000: una struttura criminale che aveva mutuato organizzazioni e strutture analoghe alle più tradizionali ’ndrine calabresi.

L’attività della Dda milanese ha preso le mosse dagli omicidi di tre componenti della stessa organizzazione: Cataldo Murano, assassinato a colpi di pistola il 6 gennaio del 2005, Giuseppe Russo, morto il 26 novembre dello stesso anno e Anfonso Murano, ucciso nel gennaio del 2006.

La cosca, in particolare, era riuscita a penetrare nel tessuto economico e produttivo della provincia di Varese e di Milano, da Gallarate a Busto Arsizio, da Lonate Pozzolo all’aeroporto di Malpensa. A capo del locale lombardo – dicono gli inquirenti – c’era Vincenzo Rispoli, 47 anni, nativo di Cirò Marina, che aveva avuto il mandato dallo zio Giuseppe Farao di costituire la nuova cosca.

Rispoli era affiancato da un vertice decisionale, i luogotenenti; sotto di loro c’erano gli associati, costituiti in una componente militare, incentrata su un “gruppo di fuoco” al quale è imputata la materiale commissione di atti intimidatori di varia natura e in particolare l’esecuzione di un tentato omicidio.

Accanto all’organizzazione più strettamente mafiosa, tuttavia, ce n’era un’altra prettamente criminale, una specie di secondo livello dedito in particolar modo alle estorsioni contro locali pubblici, bar e ristoranti, i cui titolari venivano convinti a pagare con minacce, incendi e azioni contro il patrimonio.

Ma non è tutto; l’organizzazione criminale era riuscita, in alcuni casi, a incunearsi nelle attività edilizie e delle intermediazioni immobiliari e non disdegnava neppure lo sfruttamento della prostituzione in locali notturni e le rapine. La banda, inoltre, si era specializzata anche nell’usura, con tassi fino al 300 per cento.

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