OPERAZIONE TIMPANO ROSSO, DECISIVO AI FINI DELL’INDAGINE IL RUOLO DEL PENTITO PERCIACCANTE
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COSENZA, 16 LUG. – Gli investigatori che hanno condotto l‘inchiesta ”Timpano rosso” si sono avvalsi anche delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, Pasquale Perciaccante, il primo ad essere uscito dalla cosca degli zingari. Il gruppo criminale, secondo l’accusa, ha utilizzato una strategia stragista per imporre il proprio predominio sul territorio, eliminando chiunque rappresentasse un ostacolo o per evitare pentimenti che avrebbero minato la solidita’ del clan.
E’ in questa logica, per gli investigatori, che sono maturati gli omicidi di Giuseppe Cristaldi, Biagio Nucerito, Gianfranco Iannuzzi, Salvatore Giorgio Cimino, Enzo Fabbricatore, Vincenzo Campana, Gaetano Guzzo, Sergio Benedetto e Antonio Acquesta. La collaborazione di Perciaccante ha consentito, inoltre, di trovare i resti dei corpi di Gianfranco Iannuzzi e Antonio Acquesta, oltre a numerose armi utilizzati dalla cosca. All’omicidio di Iannuzzi gli inquirenti hanno riservato molta attenzione essendo la chiave di volta che ha consentito di ricostruire gli anni di sangue di cui si sono resi protagonisti gli appartenenti al clan.
Secondo quanto emerge dalla ricostruzione degli inquirenti, uno dei punti di forza della cosca e’ la struttura familistica che si e’ imposta sia a Cosenza che nelle sibaritide. Il clan e’ passato dalla gestione di attivita’ illecite marginali, alle estorsioni per poi posizionarsi nel narcotraffico. L’ascesa del clan e’ coincisa con l’operazione ”Garden” che, nell’ottobre del 1994, ha disarticolato nel Cosentino le corsorterie criminali storiche e altre operazioni antimafia che hanno indebolito il ‘locale’ di Corigliano.






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