NDRANGHETA, SGOMINATO ASSE TRA BOLOGNA E ROSARNO. GRANAROLO NELLE MANI DELLA COSCA BELLOCO
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BOLOGNA, 23 LUG. – La Squadra mobile di Bologna ha eseguito, in una operazione congiunta con quella di Reggio Calabria, sei fermi per associazione a delinquere di stampo mafioso e detenzione di armi clandestine nei confronti di elementi di vertice ed affiliati alla ’ndrina Bellocco di Rosarno (Rc).
Tre dei provvedimenti restrittivi, emessi dalla Dda di Bologna e di Reggio Calabria, sono stati eseguiti nella cittadina Granarolo, dove si erano radicati di recente alcuni esponenti del clan Bellocco (gli altri tre sono stati messi in atto a Rosarno).
Il blitz messo a segno dalla Mobile rappresenta la prosecuzione naturale del primo filone dell’inchiesta, che ha portato il 26 giugno scorso all’arresto del capo bastone Carmelo Bellocco, 53 anni, tuttora detenuto, e del figlio Umberto, 19enne, attualmente agli arresti domiciliari, per detenzione di arma clandestina.
Nel corso della giornata, secondo quanto rilasciato dalla Questura, numerose perquisizioni domiciliari sono state eseguite a Bologna, Reggio Emilia, Rosarno e Gioia Tauro.
E’ stata un’indagine convulsa e piena di insidie, quella coordinata dal pm di Bologna Elisabetta Melotti e dalla sua collega calabrese Beatrice Ronchi. L’attività di pedinamento e intercettazione ambientale ha portato alla luce il potere decisionale, mors tua vita mea, che Carmelo Bellocco aveva all’interno della ’ndrina.
Nelle intercettazioni ambientale relative al summit della cosca, tenutosi dopo le minacce ricevute, il boss Bellocco, spiegando il suo rifiuto di dare soddisfazione alla famiglia offesa punendo il parente coinvolto nel delitto di vent’anni fa, dice «io questa vita non gliela posso dare». In un’altra intercettazione, la moglie di Bellocco spiega al figlio Umberto: «O noi o loro. Vedremo chi vince la guerra», e chiarisce che nemmeno le donne saranno risparmiate, come insegna il vecchio codice della ‘ndrangheta.
In vista della presunta faida, secondo quanto riferiscono i magistrati della Dda, i Bellocco stavano “catalogando” armi provenienti dalla Lombardia e avevano inviato emissari presso altre cosche per comprende se qualcuna di esse “proteggesse” la famiglia che aveva lanciato la minaccia.
“L’operazione dimostra l’attenzione degli organi giudiziari e di polizia verso il peggiore fenomeno che può verificarsi in una provincia – ha commentato il questore di Bologna Luigi Merolla, incontrando la stampa assieme al capo della Squadra mobile Fabio Bernardi – Il rischio è duplice: da una parte, l’effetto Duisburg’, per cui i territori di esportazione delle mafie possono diventare teatro di fatti di sangue. Dall’altra, queste ’metastasì mafiose possono infettare il tessuto sociale in cui si insediano”.
Fonte cn24.tv e bolognanotizie.it






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